27. Costi reali del vertical farming: CAPEX e OPEX
Il vertical farming è spesso percepito come una tecnologia futuristica, efficiente e potenzialmente rivoluzionaria. Tutto vero — ma solo se si comprendono fino in fondo i costi reali necessari per costruire e gestire un impianto.
In questo articolo analizziamo nel dettaglio CAPEX (costi iniziali) e OPEX (costi operativi ricorrenti) di un sistema di vertical farming, distinguendo tra elementi indispensabili, costi invisibili e opportunità per ridurre le spese attraverso automazione e tecnologie avanzate.
1. CAPEX: Investimenti iniziali da mettere a budget
I costi di avvio di un impianto di vertical farming possono variare del +300% in base alle scelte progettuali. Gli elementi più rilevanti sono:
1.1 Struttura e spazi
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Allestimento del locale (isolamento, pavimenti, rivestimenti lavabili) o Celle isotermiche o strutture trasportabili per impianti modulari e rapido dispiegamento
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Impianti elettrici e idraulici certificati
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Eventuali opere edili
Incidenza tipica: 15–30% del CAPEX totale.
1.2 Rack verticali e sistemi di coltivazione
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Scaffalature multilivello
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Vasche, canali NFT, moduli DWC o altri sistemi
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Serbatoi principali e secondari
Incidenza: 15–25%.
1.3 Illuminazione LED
Gli impianti LED rappresentano uno dei costi più alti.
I LED professionali Tomato+, a spettro variabile e raffreddati a liquido, migliorano l’efficienza e riducono la complessità dell’airflow, garantendo uniformità su ogni piano.
Incidenza: 20–30%.
1.4 HVAC e gestione del microclima
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Deumidificatori
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Ventilazione e ricircolo
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Raffreddamento e riscaldamento
Questo è spesso la voce più sottostimata, ma può arrivare al 40% del CAPEX, soprattutto negli impianti medio-grandi.
1.5 Automazione, sensori, camere e software
Qui entra in gioco la parte più innovativa dell’agricoltura indoor moderna:
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Sensori ambientali
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Controllori, pompe, valvole
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Sistemi di visione con AI (come le camere su Horto Professional)
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Piattaforme cloud, telemetria e infrastruttura IoT
Incidenza: 10–20%.
1.6 R&D, consulenze, certificazioni
Soprattutto per impianti professionali:
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Certificazioni HACCP
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Setup dei protocolli di coltivazione
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Sviluppo dei primi Growth Plan personalizzati
Incidenza: 5–10%.
2. OPEX: I costi operativi ricorrenti che determinano la sostenibilità dell’impianto
Questi sono i costi che distinguono un sistema sostenibile da uno non replicabile nel tempo.
2.1 Energia
La somma di:
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illuminazione
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HVAC (la voce più pesante)
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pompe, sensori, controllori
In molti impianti tradizionali, HVAC rappresenta fino al 50% dei consumi totali.
Con LED più efficienti e meno caldi (come quelli con raffreddamento a liquido Tomato+), l’energia necessaria per il controllo termico si riduce sensibilmente, anche oltre il 50%,
2.2 Materiali di consumo
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Substrati o cialde
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Soluzione nutritiva
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Filtri, membrane, prodotti igienizzanti
Sistemi automatizzati e materiali compostabili (come le cialde Tomato+) riducono sprechi logistici e costi di stoccaggio.
2.3 Manodopera
È il vero differenziatore dei nuovi impianti:
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monitoraggio quotidiano
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semina, trapianto, raccolta
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manutenzione tecnica
Con un sistema AI-first come Tomato+, parte delle attività vengono automatizzate, riducendo dal 30 al 60% il fabbisogno di personale operativo.
Inoltre, l’uso di substrati/cialde già pronti, che non richiedono trapianti o movimentazioni intermedie ma solo il posizionamento e la raccolta, elimina una delle attività più dispendiose in termini di tempo.
Combinando automazione e materiali pronti all’uso, il lavoro interno si riduce a poche ore al mese, variabili in base al tipo di coltura.
2.4 Manutenzione ordinaria e straordinaria
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sostituzione LED
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calibrazione sensori
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controlli HVAC
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riparazioni hardware
La qualità costruttiva dell’hardware e la telemetria cloud (diagnostica remota) riducono queste voci.
2.5 Costi di distribuzione
Una vertical farm che produce per la vendita deve considerare:
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packaging
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trasporto
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logistica dell’ultimo miglio
Modelli decentralizzati o on-site (come nel caso di soluzioni plug-and-grow) eliminano quasi del tutto questa voce.
3. Dove si annidano i costi invisibili
Il vertical farming non è costoso perché “futuristico”: è costoso quando si sottovalutano tre elementi critici:
3.1 Sottostima del carico termico
Ogni LED produce calore.
Se non è gestito, HVAC esplode nei costi.
Sistemi a raffreddamento a liquido riducono il carico termico trasferendo il calore all’esterno in modo controllato.
3.2 Mancanza di automazione
Un impianto manuale ha OPEX troppo elevati per essere scalabile.
3.3 Mancanza di un modello dati
Senza un sistema AI che ottimizza cicli e consumi, i costi operativi rimangono elevati e imprevedibili.
4. Come ridurre realmente CAPEX e OPEX
4.1 Standardizzare anziché customizzare
Ogni personalizzazione porta costi esponenziali.
4.2 Ridurre HVAC con LED efficienti
I LED raffreddati a liquido e a spettro controllato mantengono condizioni più stabili e uniformi su tutti i piani.
4.3 Automazione spinta
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telemetria continua
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regolazione dinamica dei Growth Plan tramite AI
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diagnostica remota
Riduce drasticamente manodopera e perdite.
4.4 Modelli decentralizzati
Produrre nel punto di consumo:
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elimina OPEX logistici
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riduce sprechi
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garantisce freschezza 365 giorni
Esattamente il modello Tomato+.
5. Qual è il vero costo di un impianto vertical farm?
La risposta corretta è: dipende dall’efficienza del sistema, non dalla dimensione della struttura.
Un impianto da 50 metri quadri con:
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LED poco efficienti
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HVAC sovradimensionato
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nessuna automazione
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manodopera manuale
può costare più di un impianto da 200 metri quadri con sistemi intelligenti e ottimizzati.
Conclusione
Il vertical farming non diventa sostenibile riducendo i costi: diventa sostenibile aumentando efficienza, automazione e prevedibilità operativa.
I sistemi AI-first come Tomato+ dimostrano che, quando i dati diventano il cuore della coltivazione, OPEX si riducono e la scalabilità diventa reale.
Grazie per aver letto questo articolo. Continua a seguirci per scoprire nuovi contenuti sull’idroponica, il vertical farming e l’agricoltura intelligente.
Tomato+ Team