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25. Come gestire microclima e airflow in un impianto indoor

 

Il microclima è uno dei pilastri della coltivazione indoor: determina salute, velocità di crescita, resa finale e stabilità dell’impianto.
Gestirlo correttamente significa controllare temperatura, umidità, movimento dell’aria e ricambio, mantenendo condizioni ripetibili e compatibili con le esigenze fisiologiche delle piante.

Un impianto può avere i migliori LED, la soluzione nutritiva perfetta e cicli d’irrigazione impeccabili: se il microclima non è stabile, la coltivazione non raggiungerà mai il suo potenziale.


Perché il microclima è fondamentale

Influenza direttamente:

1. Tasso di traspirazione

Temperatura e umidità determinano la pressione di vapore (VPD): se è sballata, le piante subiscono stress e rallentano.

2. Fotosintesi

Il microclima influisce sulla CO₂ disponibile, sulla temperatura fogliare e sulla capacità della pianta di mantenere una fotosintesi efficiente.

3. Prevenzione di muffe e malattie

Zone con aria stagnante creano micro-ambienti favorevoli a muffe, Botrytis e patogeni.

4. Uniformità dei cicli

Senza un microclima stabile è impossibile ottenere risultati ripetibili, soprattutto nei sistemi multilivello.


I 4 pilastri del microclima in un impianto indoor

1. Temperatura: stabilità prima del valore assoluto

Le piante tollerano piccoli scostamenti, ma non sopportano sbalzi rapidi.

Range indicativi:

  • Vegetativa: 20–24°C

  • Produttiva: 22–26°C

  • Notte: 2–4°C in meno

Errori comuni:

  • LED che scaldano troppo la parte superiore della pianta

  • Aria fredda diretta sulle foglie

  • HV/AC sovradimensionato che crea oscillazioni


2. Umidità relativa (RH): la base della traspirazione

Range ottimali:

  • Germinazione: 70–80%

  • Vegetativa: 55–70%

  • Maturazione: 50–65%

Serve un controllo stabile, non oscillante: deumidificatori, sensori distribuiti, logica di regolazione fine.


3. VPD — Il parametro avanzato che fa la differenza

Il Vapor Pressure Deficit permette di capire se la pianta sta realmente lavorando in modo efficiente.

I vantaggi del controllo del VPD:

  • Riduzione degli stress

  • Crescita più veloce

  • Migliore assorbimento dei nutrienti

  • Maggiore qualità finale

Strumenti come il software AI Tomato+ permettono di monitorare trend, automatizzare correzioni e mantenere il VPD sempre nella zona ottimale.


4. Airflow: come muovere l’aria nel modo giusto

Il movimento dell’aria è la componente più sottovalutata, ma è quella che determina la reale uniformità dell’ambiente.

Obiettivi dell’airflow

  • Eliminare zone stagnanti

  • Evitare sacche di caldo sotto i LED

  • Uniformare temperatura e umidità

  • Migliorare gli scambi gassosi delle foglie

  • Supportare la gestione del VPD


LED Tomato+ raffreddati a liquido: un vantaggio microclimatico unico

I LED convenzionali generano molto calore diretto verso il basso, creando hot spot sopra la canopy e costringendo a ventilazioni correttive.

I LED Tomato+ raffreddati a liquido risolvono il problema alla radice:

  • Zero sacche di caldo sopra le piante: il calore non si accumula sopra la canopy perché viene estratto dal circuito di raffreddamento.

  • Microclima uniforme tra tutti i livelli: l’acqua stabilizza la temperatura dei moduli e aiuta a omogeneizzare termicamente l’intero sistema multilayer.

  • Riduzione della necessità di airflow correttivo: ventilazione dimensionata meglio, più stabile e più efficiente.

  • Maggiore sicurezza e performance costante: nessun surriscaldamento locale, né variazioni impreviste tra i piani.

Questo rende il controllo ambientale più semplice, più stabile e molto più prevedibile nei cicli di crescita.


I 3 elementi dell’airflow professionale

1. Circolazione orizzontale

Ventilatori che creano un flusso costante ma morbido (0,2–0,4 m/s), senza vento diretto sulle foglie.

2. Ricambio aria–ambiente

Serve per stabilizzare CO₂, rimuovere calore residuo e controllare l’umidità.

3. Flusso verticale nei sistemi multilayer

Fondamentale per evitare differenze tra i livelli.
I LED Tomato+ raffreddati a liquido facilitano un'omogeneità termica naturale tra i piani, semplificando la gestione dell’airflow verticale.


Microclima nei sistemi verticali multilivello

Negli impianti verticali servono:

  • Sensori multipli per ogni livello

  • Controllo separato per LED e grow chamber

  • Algoritmi predittivi per prevenire oscillazioni

  • Airflow calibrato per piano e non genericamente sull’ambiente

La telemetria continua e l’AI sono determinanti per garantire uniformità e ripetibilità produttiva.


Errori più comuni nella gestione del microclima

  • Usare un solo sensore per tutto l’impianto

  • Non considerare il calore reale prodotto dai LED

  • Airflow diretto sulle foglie

  • Ricambio aria insufficiente

  • Nessuna analisi dei trend, solo controllo “on/off”

  • Ignorare il VPD

  • Mancata differenziazione tra i livelli in impianti multilayer


Conclusione

Il microclima non si controlla, si progetta.
Serve una combinazione di: sensori, airflow intelligente, gestione termica avanzata e algoritmi predittivi.

L’obiettivo non è mantenere numeri fissi, ma creare condizioni stabili, riproducibili e ottimizzate per ottenere piante più forti, più veloci e più performanti.

Grazie per aver letto questo articolo. Continua a seguirci per scoprire nuovi contenuti sull’idroponica, il vertical farming e l’agricoltura intelligente.
Tomato+ Team